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Modellismo, Arte e Storia di tre modellisti Fiorentini


Nave recupero ARTIGLIO
 

a cura di Mario R.

   
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STORIA DI UN MITO NEL RECUPERO  DI TESORI SOMMERSI e

COSTRUZIONE DEL MODELLO NAVIGANTE in scala 1.33

 

Sopra un immagine della nave durante le operazioni di esplorazione dei fondali marini.

 

 L'Artiglio era una nave recuperi a vapore della società SO.RI.MA (Società Recuperi Marittimi)

fondata a Genova nel 1926 dal commendatore Giovanni Quaglia.

Era la nave ammiraglia di una piccola flotta per il recupero di relitti affondati soprattutto

durante la prima guerra mondiale.

 In origine era un peschereccio in acciaio , come centinaia di navi di questo tipo , destinato

alla pesca delle aringhe sui banchi di Terra-Nova!

Purtroppo con la pesca intensiva ben presto le aringhe si esaurirono e moltissime di queste

imbarcazioni furono messe in disarmo o rivendute a bassi prezzi!

Quando la SO.RI.MA l'acquistò nel 1926 aveva già 20 anni .  Costruito con il nome di"Macbeth"

dai cantieri "Mackie and Thomson "nel 1906 a Glasgow.

Nel 1915 era stato requisito dalla Royal Navy come dragamine.  Terminata la guerra era stato

rivenduto ad un armatore genovese :"Gerolamo Molfino & C. e ribattezzato "Ideal",da cui

nel 1926 fù acquistato ad un prezzo irrisorio da SO.RI.MA.

La nave si trovava in un triste stato,lasciata per molto tempo abbandonata e piena di ruggine .

Ribattezzata "Artiglio",fu completamente rinnovata e modificata nei cantieri genovesi,ritrovando

una nuova giovinezza , diventando un bastimento specializzato nella ricerca ed estrazione delle

merci preziose nei relitti.

 

 

Sotto la prima foto del modello in costruzione.

 

Dopo aver ricavato con molta pazienza ,con della carta velina ,dal disegno il profilo

delle ordinate ,  con della carta carbone si ricalcano sul compensato da 5 mm.

Una volta ritagliate con il traforo ,di fa la medesima operazione con la chiglia.

A questo punto si intagliano gli incastri sia sulla chiglia che sulle ordinate.

Per ultimo si passa a vuotare le ordinate per creare lo spazio interno indispensabile per i

modelli naviganti radiocomandati .

 

Bisogna fare molta attenzione durante l'assemblaggio che tutto sia perfettamente in

squadra,conviene che gli incastri non siano troppo stretti in maniera che con l'aiuto

di piccoli spessori si possa modificare eventuali errori di assetto.

 

 

 

La copertina della rivista francese in cui c'era uno speciale sulla costruzione del modello

dell'Artiglio e della sua storia.   La stessa ha in vendita i piani di costruzione in scala 1:50 .

Per la mia costruzione ho adoperato i medesimi ingranditi del 50% per ottenere un modello

in scala 1:33.

I due disegni che compongono il piano di costruzione.

 

 

Sopra una foto del peschereccio Machbeth prima della trasformazione .

 

 

Nel 1926 Quaglia reclutò gli equipaggi nei porti di Genova ,Savona ,Viareggio e Livorno .

Tra i marinai i palombari di Viareggio, erano l'elite del personale imbarcato.

In quell'epoca le conoscenze dei fenomeni fisiologici relativi alle immersioni

subacquee erano molto limitate. Lo scafandro usato si componeva di una tuta stagna

sulla quale al livello del collo  veniva inserito un casco munito di un oblo.

Il palombaro veniva alimentato di aria con un tubo collegato ad un compressore

posizionato sulla nave.

 

Il limite di immersione con questo tipo di scafandro era di una cinquantina di metri.

Per scendere più  in fondo bidognava fare i conti con la pressione che aumentava di

1 kg per cm2 ogni dieci metri!

Nel 1923 un maestro di scuola tedesco co l'aiuto della Neufeld e Kuhnke riuscì a

costruirne uno nuovo con cui si immerse fino a 125 metri sul relitto di un sottomarino

inglese.   Però questa specie di "Bibendum",costituito da braccia e gambe articolate ,era

di difficile uso a causa della pressione che in profondità ne limitava molto la mobilità.

Quaglia affidò al palombaro viareggino Alberto Gianni il compito di migliorare lo

scafandro.   Il Gianni si rese conto che la soluzione per raggiungere le profondità

più estreme aveva bisogno di scafandri diversi.

 

 

Oltre alla modifica con numerose migliorie del modello tedesco,con uno scafandro

con braccia e gambe  articolate (nella foto sopra) ,ne venne realizzato uno completamente

innovativo!

 

 

Quello che vedete nell'immagine sopra insieme a Gianni

è il frutto della collaborazione con Roberto Galeazzi.

Si arrivò a semplificare al massimo lo scafandro che divenne un cilindro verticale,un po più

alto di un uomo,fornito di larghi oblo inclinati permettendo al palombaro la vista a 360 gradi.

Il coperchio era avvitato ed era collegato alla nave con un cavo ed un filo telefonico.

Venne chiamato "Torretta butoscopica Galeazzi" .

 

 

 

Si comincia con il fasciame ,partendo all'altezza del ponte mettendone uno per parte ,

dopo si continua alternando una a destra ed una a sinistra ,altrimenti il modello si svirgola

diventando come una banana!  Ho optato per stecche di 10x2 mm. di tiglio.

Per fermarle in attesa che la colla vinilica rapida secchi si usano dei chiodini

con la testa di plastica e ci si aiuta anche con dei morsetti a pinza in modo che  non rimangano

scalini tra una stecca e l'altra.

 

 

Bisogna cercare di essere abbastanza precisi,comunque se

rimane qualche dislivello con della carta vetra e"sugo di gomiti" si fanno miracoli e per tappare

eventuali fessure :un buon stucco! Nel caso di curvature  estreme si può bagnare con acqua calda

le stecche ,così da curvarle meglio senza spezzarle. Esistono anche in commercio attrezzi

appositi (piegalistelli) che aiutano abbastanza il neofita.

 

 

Ma torniamo alla storia dell'Artiglio.

Dopo la messa a punto di Gianni e Galeazzi  la SO.RI.MA disponeva quindi di due tipi di

scafandri: il primo articolato per la posa delle cariche esplosive o piccoli lavori, il secondo,

la torretta di Galeazzi.

 

                                                              

                                              Scafandro articolato                                             Torretta Galeazzi

 

A questo punto la flotta di Quaglia era all'avanguardia per il recupero dei carichi nei relitti!

Con questa attrezzatura fu individuato il  cargo "Washington" , silurato il 3

maggio 1917 da un sottomarino tedesco . La nave si trovava a 93 metri di profondità vicino

a  Camogli in Liguria. Durante un anno di lavoro i palombari estrassero dal fondo ben 400

tonnellate di rame e di zinco, 600 paia di rotaie ,dei vagoni e sette locomotive !

 

 

 

Proseguendo verso il basso con il fasciame bisogna rastremare le stecche nella parte verso la poppa.

Infatti lo scafo si assottiglia e quindi con una piccola pialla da modellismo si va a rimpiccolire un

lato del listello .

 

 

 

Sotto il pialletto  usato per rastremare.

 

 

La listellatura parte dalla prima ordinata fino all'ultima ma non arriva  fino alla prua ed

alla poppa ,perche le due estremità saranno modellate in legno pieno di balsa!

 

 

Bisogna anche considerare che la misura da fasciare è lunga circa un metro e trenta ,

mentre i listelli sono di 1 metro e quindi si rende necessario fare una giunta per ogni

stecca. Si consiglia di sfalzare le giunzioni per non avere uno spigolo nello scafo e non

indebolire la struttura .    Arrivati al punto della foto sopra , conviene rigirare lo scafo

lavorando con la chiglia all'aria.

 

 

 

 

IL successo di questo recupero valse alla SO.RI.MA. la ribalta internazionale come

maestri nel recupero nei relitti sottomarini . La costa della Bretagna era piena di navi

silurate durante la prima guerra mondiale .Come nella seconda gli alleati  rischiarono

di perdere la guerra sul mare ,minimizzando la minaccia dei sottomarini tedeschi .

Da maggio 1916 a dicembre 1917 furono affondate 7.756 tonnellate di  naviglio.

Fortunatamente con la strategia dei convogli scortati diminuirono notevolmente le perdite.

Nella primavera del 1928 ,il commendatore Quaglia ,che per le operazioni sulle coste

brettoni si era associato con il francese Alain Terme , inviò due navi, l' Artiglio e il

Rostro nella baia di Quiberon . La sua attenzione si posò sui relitti dell'Elisabethville

e dell'Egypt.

 

 

Nella foto sopra primo piano degli argani per il recupero dell'Artiglio.

 

 

 

 

Si  incollano le stecche 8x2 mm. parallelamente alla chiglia ,ai lati si continua a ridurre con

il pialletto in modo da far combaciare i listelli lasciando lo spazio  a mezza luna centrale .

 

 

 

Infine arriviamo ad una situazione come vediamo nella foto sotto

 

 

Con un lavoro di pazienza ,con il pialletto e la carta vetrata dobbiamo ,con un listello

di 5x2 mm. ,fare un pezzo di precisione che calzi a pennello nella fessura

 

 

Sopra il listello lavorato ,sotto dopo il suo incollaggio.

 

 

 

Il piroscafo misto Elisabethville era della Compagnia Marittima Belgio, era stato costruito

nel 1910 e faceva servizio tra Anversa ed il Congo belga. Questa  nave stazzava 7017

tonnellate ,126 metri di lunghezza e 17 metri di larghezza.  Fu silurato nel mezzo dello

scafo nel punto della sala macchine dal sottomarino tedesco UC 71.

Prima di affondare l'equipaggio fece in tempo a mettere  in mare sette scialuppe di salvataggio .

Avanti d'immergersi il comandante  tedesco si avvicinò ad una scialuppa di salvataggio

per sapere cosa trasportasse la nave : zinco ,piombo, rame ,olio di palma e noci di cocco ,gli

fu risposto.  Fortunatamente il numero delle vittime fu limitato :due meccanici e dodici marinai .

In realtà , oltre alle merci dichiarate al comandante del sottomarino , a bordo vi erano  anche più

di 10 kg di diamanti ,nella cassaforte e 40 tonnellate di zanne in avorio di elefante !

 

 

 

Marinai dell'Artiglio al lavoro .

 

Le coordinate del relitto del erano abbastanza precise perche il naufragio era avvenuto vicino

alla costa  nei pressi dell'imboccatura del porto di Belle-Ile.

I mezzi per la ricerca in quell'epoca erano molto limitati  ,si adoperava una draga che

veniva trainata sul fondo. Ogni volta che si incagliava un palombaro si immergeva

per vedere se si trattava di un relitto e poi appurare se era quello ricercato.

Il 26 giugno 1928 l'Elisabethville fu trovato ,riposava in due tronconi , l'enorme breccia ,

al livello della sala macchine , corrispondeva alla descrizione fatta  al momento del siluramento .

 

 

Il commendatore Quaglia con l'equipaggio ed i palombari a bordo dell'Artiglio .

 

 

La SO.RI.MA  si  era procurata i piani dell'Elisabethville per sapere la posizione

della camera postale che conteneva i diamanti .

I palombari dell'Artiglio a colpi di esplosivo riuscirono ad aprire il relitto , ma purtroppo

una volta recuperata , la camera postale conteneva soltanto  delle casse di conchiglie .

Senza scoraggiarsi Quaglia fece cercare la cassaforte del capitano ,però anche questa conteneva

solo 4 sterline d'oro .alcuni biglietti della banca del Congo belga  e 1870 franchi francesi .

 

 

 

La piega impressionante dell'Artiglio durante un recupero !

 

Sopra un'illustrazione del ritrovamento su un giornale dell'epoca .

 

In conclusione finanziariamente fu un disastro ,fortunatamente le 40 tonnellate di avorio

attenuarono un pò l'insuccesso. Per quanto riguarda i diamanti : o non erano a bordo oppure

le esplosioni li dispersero  sul fondo del mare ! L'enigma rimase irrisolto .

 

 

Sopra i tre mitici palombari viareggini : Aristide Franceschi , Alberto Gianni e Alberto Bargellini .

 

 

 

 

Ecco come si presenta lo scafo una volta terminato il fasciame.

 

 

Sopra la prua e sotto la poppa ,dove vengono incollati dei pezzi di balsa piena ,

rendendo più facile il finale ,piuttosto che fare delle curve estreme con i listelli.

 

 

I pezzi vengono sagomati con un taglia balsa e poi carteggiati con carta vetrata grossa.

 

 

 

 

Dopo aver carteggiato le due estremità si da una generosa passata a tutto lo scafo

cercando prima con la grana grossa e poi con quella più fine di lisciare il più possibile

il tutto.   Possibilmente usando una scartavetratrice elettrica . Vi consiglio di farlo in esterno

altrimenti sarete ricoperti dalla polvere!

 

 

Nell'immagine sopra la poppa dopo che il "sedere" di balsa è stato scavato per avere

lo spazio per la squadretta che posta sull'asse del timone lo farà ruotare  con l'ausilio

di un servo comando . (con il proseguire del lavoro mostrerò  le immagini )

 

 

Dopo aver stuccato gli eventuali avvallamenti e poi ripassato ancora una volta la carta vetra

siamo pronti alla resinatura.

 

 

Come vedete si posiziona il tessuto di vetro sullo scafo cercando di stenderlo senza

pieghe . Consiglio quello del peso di 80 gr. per m.2

Dopo si passa a impregnare il tutto con la resina a due componenti ,cercando

con un pennello di far aderire il più uniformemente possibile il tessuto e la resina al

legno della barca. Otteniamo così uno strato del così detto vetroresina.

 

 

Il giorno dopo quando è seccato bene ,si da una passata di carta vetra fine per eliminare

eventuali asperità tipo cumuli di resina o rughe del tessuto . Poi si ripassa il tutto con una seconda

mano di resina.

 

 

IL giorno successivo si taglia il tessuto che avanza dallo scafo e si da una

passata di resina anche all'interno ,se si desidera irrobustirlo ulteriormente

possiamo usare anche qui del tessuto .

 

 

 

Ecco il risultato finale!

 

 

Nella primavera del 1929 la flotta della SO.RI.MA. cominciò le ricerche nel mare

d'Iroise per localizzare il relitto dell'Egypt . Durante questa campagna il Raffio

affondò mentre ,nei dintorni dell'isola di Serk , recuperava  un carico di rame  dal

relitto del vapore "Jeanne-Marie ,colato a picco su di una mina nel 1918 .

L'effetto congiunto del forte vento ,l'inclinazione  dell'imbarcazione sotto il peso

del carico che si stava recuperando fece rovesciare la barca . Per fortuna ci fu

solo una vittima .

Il 30 Agosto 1930  fu localizzato  il relitto dell'Egypt.

Il 7 settembre fu aperta la cassaforte di bordo ,ma purtroppo conteneva solo qualche

chiave e una valigia diplomatica!

 

Sopra  marinai dell'Artiglio mentre lavorano ad un recupero .

 

L'Egypt era un piroscafo lungo 168 metri , largo 16,50 era stato

costruito nel 1897 ed apparteneva alla compagnia : Peninsular

and  Oriental Steam Navigation (P&O) ,all'epoca la prima compagnia

mondiale.

Il 19 maggio 1922 salpò da Londra per Bombay il 20 maggio

doppiò Oussant in rotta per Gibilterra . Il tempo era nebbioso e la visibilità

ridotta. Alle ore 19 fu speronato  nel centro dal vapore francese la Seine ,piccola nave

di cabotaggio . A seguito del violento urto la nave affondò rapidamente , 87 persone

perirono nel naufragio .

Quaglia ,a cui non mancava l'umorismo, dichiarò :" A forza di recuperare delle

casseforti che non contengono niente ,si finisce per credere che solo la mia

contiene qualche valore !".

Fra le chiavi ritrovate ,una ridette la speranza : questa era marchiata Bullion Room", (camera

blindata) . Senza dubbio l'oro era in in quella camera!

Ormai l'inverno era alle porte  e in quella stagione le avverse condizioni atmosferiche

dell'oceano non permettevano di continuare a lavorare a quelle profondità.

Quaglia decise di sospendere il recupero fino al ritorno della buona stagione ,sicuro

che nessuno sarebbe potuto immergersi fino ai 127 metri di profondità dove riposava il relitto.

 

 

 

Sopra  il timone costruito con compensato ,lamina di rame e tubetto di ottone .

 

 

Una volta piazzato il timone si posiziona il servo comando che lo farà

funzionare .

 

 

 

All''asse del timone viene fermata una squadretta apposita che mediante una

sbarretta di metallo e giunti girevoli ,trasmetterà la rotazione del servo al timone .

 

 

 

 Ora passiamo a coprire il ponte con compensato di betulla da 0,8 mm. lasciando ampie

aperture che ci serviranno in seguito per poter inserire i meccanismi , i comandi elettronici e

le batterie per l'animazione e la navigazione del modello.

 

 

 

 

 

 

Il passo successivo prevede li fissaggio del bordo lungo la murata esterna.

Adoperiamo del listello di tiglio di 8x2 mm.

 

 

Per il tratto curvo della poppa ,dopo aver fatto un modello in cartone ,e ricopiato

su del compensato si ritaglia con il seghetto. Una volta seccata la colla

una bella carteggiata rifinirà alla perfezione il raccordo fra listello e compensato!

 

 

 

Nell'immagine seguente il corrimano finito.

 

 

 

 Durante il periodo invernale le navi della SO.RI.MA. in attesa , con il  ritorno

della buona stagione ,di riprendere i lavori sull'Egypt ,si occuparono di ripulire

i bassi fondali vicini alle imboccature dei porti dai relitti della prima guerra mondiale.

Questi costituivano un pericolo per la navigazione.  Questo incarico , anche se meno

promettente finanziariamente , era molto più sicuro e meno faticoso.

Tra i relitti che lo stato francese decise di eliminare, vi era il vapore americano :Florence H .

Questa nave era un grande vapore a carbone di 5.500 tonnellate lungo 123 metri ,largo 14,50.

Era carico di 3.500 tonnellate di polvere pirica destinazione Europa.

Il 17 aprile 1918 verso le ore 23 prese improvvisamente fuoco ,una parte del suo carico

di polvere esplose e la nave sparì velocemente tra i flutti nella baia di Quiberon .

Furono avanzate quattro ipotesi: colpito da un siluro lanciato da un sottomarino,

L'urto contro una mina flottante alla deriva ,un attentato ,fuoco nella camera di combustione.

 

 

Nella foto i comandanti dell'Artiglio ,del Raffio e dell' Arpione sulla plancia dell'Artiglio.

 

 

 

Sopra cutter e compensato di betulla da 0,8 mm che utilizziamo per la costruzione

delle sovrastrutture. Un consiglio : usate come base di appoggio l'apposito tappetino

verde che vedete nella foto , oltre che migliorare l'azione dell'incisione e quindi il

taglio , salverà il vostro piano di lavoro da spiacevoli graffi !

 

Nelle immagini la realizzazione della cabina di comando.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle foto seguenti la cabina al suo posto con altri pezzi realizzati con la medesima tecnica.

 

 

 

 

 

 

Realizziamo ora la murata del ponte di comando. Per curvare il compensato lo bagniamo

con acqua calda e poi con degli spilli lo fermiamo in attesa che la colla vinilica rapida secchi .

 

 

 

Ecco come si presenta l'insieme cabina più ponte di comando .

 

Sopra un altro pezzo delle sovrastrutture .

 

 

 

 

 

Visione d'insieme.

 

 

Il 7 Dicembre 1930  i palombari dell'Artiglio , dopo vari tentativi ,senza successo ,

sistemarono una carica di dinamite più grande per smantellare

il relitto del Florence , carico di munizioni. Era ormai più di due mesi che

lavoravano sul piroscafo affondato ,senza risultati apprezzabili !

Avevano fatto esplodere circa ottocento mine . A questo punto i palombari

erano esasperati dagli scarsi risultati e pressati dal Quaglia che voleva vedere

il lavoro terminato al più presto. Si decise così di piazzare una carica doppia .

Anche la nostalgia di casa spingeva ad affrettare i tempi .

Una volta piazzato l'esplosivo l'Artiglio doveva allontanarsi ad una distanza di

sicurezza , purtroppo il cavo elettrico che comandava l'esplosione a furia di

tagliare ,scapezzare si era ridotto a soli centosessanta metri !

"Sono venti giorni che scrivo e telefono al commendatore

perchè si decida ad inviarci un cavo nuovo ,ora c'è poco da pensarci sopra !".

Cosi disse il Gianni pochi minuti prima di dare il contatto ,prima che l'intero carico

del" Florence" saltasse in aria (centocinquanta tonnellate di munizioni).

Si aprì una voragine di almeno trecento metri di diametro sormontata

da una colonna d'acqua della stessa lunghezza.

 

Sopra la raffigurazione della catastrofe in un giornale dell'epoca

 

L'Artiglio fu prima scagliato di poppa quasi verticalmente poi

Il vortice si richiuse sui rottami  trascinandolo per sempre negli abissi !

Dopo poco accorse il Rostro che lavorava nei paraggi ad un altro relitto.

Salvò solo quattro superstiti ,ma Gianni , Franceschi e Bargellini  i tre

grandi palombari viareggini erano rimasti uccisi insieme ad altri nove

membri dell'equipaggio !

La notizia si diffuse rapidamente in tutto il mondo finendo sulle prime pagine

di tutti i giornali dell'epoca .

 

Nella foto l'equipaggio ed i palombari quasi tutti scomparsi.

 

Nonostante la grande disgrazia il commendatore Quaglia non si dette per vinto

e dopo cinque mesi riprese la caccia all'oro del piroscafo " Egypt " con

una nuova nave recuperi : "L'Artiglio 2°".

 

 

 

Sopra il paiolato dei ponti dove sono poste le scialuppe di salvataggio ,

realizzato co listelli di tiglio 5x2 mm e compensato .

 

 

 

Cabine del telegrafo

realizzate sempre con compensato di betulla da 0,8 mm.

 

 

Un altro pezzo realizzato nello stesso modo .

 

 

Sopra e sotto i pezzi assemblati , al paiolato  è stata data una mano di

impregnante per scurire il legno ,prima di trattare il tutto con vernice

turapori , usata come fondo prima della verniciatura.

 

 

Ancora una cabina .

 

 

Incollaggio dei due gabinetti a ridosso del ponte di prua.

 

Vista di prua dei due bagni e della cabina .

 

 

 

Vista di tutti i pezzi realizzati sulla nave.

 

 

 

 



 Gianni, Franceschi e Bargellini erano considerati erano considerati i tre più grandi palombari

che mai fossero esistiti . Dopo la loro tragica scomparsa nessuno si sarebbe sognato di poterli

sostituire . Però in darsena a Viareggio si diceva che vi erano altri palombari pronti a lavorare

alle stesse profondità .

Fu acquistata  a Bordeaux dalla SO.RI.MA., una vecchia carretta da 350 tonnellate ,

il "Maurétanie ,un tempo adibita al trasporto del pesce dai banchi di Terranova.

Condotta a Saint-Nazaire , fu trasformata in un'unità da recuperi. Molte attrezzature

recuperate sul relitto dell'Artiglio furono riutilizzate sulla nuova nave.

Il 4 maggio 1931 il nuovo artiglio lasciò Saint-Nazaire facendo rotta verso Brest .

Oggi molti chiamano questa nave Artiglio II ,ma in realtà il nome rimase Artiglio ,

per volere dei palombari e dell'equipaggio che in questa maniera intesero onorare

la memoria ed il valore degli amici scomparsi !

 

 

I palombari della nuova spedizione erano tutti cresciuti sotto gli insegnamenti di

Alberto Gianni : Mario Raffaelli , Raffaello Mancini , Fortunato Sodini e Giovanni Lenci .

 

 

 

 

 

 

Il fumaiolo verniciato e posizionato al suo posto

 

 

 

 

La timoneria con gli accessori ed il timoniere.

 

 

 

L'argano delle ancore autocostruito da rifinire.

 

Altri argani autocostruiti utilizzando un piccolo tornio e ingranaggi di plastica di

varia provenienza.

 

 

Lo scafo ,dopo una mano di stucco spray per carrozzieri ,che evidenzia eventuali

imperfezioni ,viene sottoposto ad una generosa carteggiatura  e quindi è pronto

per la verniciatura .

 

 

Dopo aver verniciato la chiglia con vernice acrilica spray .una volta secca si maschera

la stessa con nastro profilante (personalmente uso quello della Tamiya ,altri tipi mi

hanno fatto dei brutti scherzi,vedi vernice appiccicata al nastro) e giornale per tappare

la parte già verniciata.

 

 

 

La parte superiore dello scafo (opera morta) verniciata di nero.

 

 

 

Verniciatura terminata!

 

 

Come si presenta il modello dopo la verniciatura .

 

 

Inizio della pavimentazione del ponte.

 

 

 

 

La difficoltà sta nel fatto che i ponti devono essere apribili per sistemare

i meccanismi per la navigazione e le funzioni dinamiche !

 

 

 

 

 

 

Nella foto sopra vedete la parte anteriore con la listellatura terminata ,mentre

la parte posteriore dopo la verniciatura in nero prima dei listelli serve per simulare

la riga tra una stecca e l'altra lasciando un piccolo spazio tra i listelli.

 

 

Il motto dell'Artiglio: Ricordati di osare sempre.......

 

 

La parte del ponte di poppa movibile listellata.

 

 

Sistemata al suo posto

 

 

La parte posteriore pavimentata

 

 

 

IL posto di capo palombaro ,dopo la morte di Gianni ,fu preso da uno degli scampati del

disastro dell'artiglio : Mario Raffaelli ,di trent'anni.

La storia del Florence ,"non gli era andata giù",ma lui doveva pur mangiare .

Il commendatore Quaglia parlava ai giornalisti di lui come un portento!

Sapeva che per recuperare l'oro dell'  "Egypt "occorrevano uomini cresciuti alla scuola

del Gianni e certamente la diplomazia era fra le sue doti !

Lo smantellamento del relitto del transatlantico inglese era un lavoro lungo e gravoso.

Bisognava far saltare con la mine quattro ponti della nave per poter accedere alla camera

del tesoro.  Il palombaro  nella torretta "Galeazzi" dirigeva per telefono le manovre a bordo

della nave ,per piazzare le cariche esplosive e poi con potenti benne e pinze metalliche

strappare agli abissi le lamiere contorte !

Il mare era quasi sempre agitato e freddo anche in estate.

I tre palombari : Lenci , Sodini e Mancini rimasero immersi sul relitto molte ore, il 6 Agosto

batterono il record ,12 ore , fino a notte!

Il giorno dopo , Venerdì 7 , Sodini rimase bloccato sul relitto a 120 metri di profondità.

Il cavo che reggeva la sua torretta si era impigliato .  Dopo numerosi tentativi riuscirono

a disincagliarlo e ad issarlo a bordo dopo molti minuti di angoscia .

L'oro arrivò finalmente il 22 giugno del 1932 ,dopo quattro anni di lavoro !

La notizia venne riportata da tutti i giornali del mondo . Mussolini mandò le sue congratulazioni .

 

 

Nella foto il Commendatore Quaglia insieme ai palombari dell'Artiglio con alcuni

lingotti d'oro.

 

 

Guidata per telefono, dal palombaro nella torretta ,la gigantesca benna di acciaio stappò

dalla camera del tesoro 1.210 lingotti d'oro (circa diciannove quintali) , 2.310 verghe di

argento (tredici tonnellate) e 242.000 sterline (quattordici quintali ).

Era soltanto il primo raccolto! Il 3 novembre il comm. Quaglia decise di sospendere per

quell'anno le immersioni visto l'avvicinarsi della cattiva stagione.

 

 

 

Dispositivo per calare e salpare le ancore con motore ridotto .

Le catene verranno poi sostituite con quelle a maglia marina più simili alle originali!

 

 

Il gruppo sistemato al suo posto sotto il ponte di prua.

 

 

Bitta doppia di poppa costruita con tondino di legno

con doppio incastro.

 

La bitta sul ponte al suo posto.

 

 

Nella foto le porte installate al suo posto.

 

 

Verricelli di servizio .

 

 

Scale autocostruite al suo posto.

 

 

 

 

 

 

Nella foto i bracci dei paranchi per calare la torretta butoscopica e gli scafandri

dei palombari.

 

Autocostruzione della torretta butoscopica con tubi di pvc e legno.

 

 

 

Dopo una impermeabilizzazione con la stessa resina usata per lo scafo

ho dato una prima mano di vernice grigia ,poi una di bianco ,invecchiatura

con inchiostro color ruggine ed infine come fissativo vernice trasparente opaca .

 

 

 

 

Lo scafandro realizzato con legno tornito, pvc e ottone.

 

 

 

 

 

Per la verniciatura ho operato nella stessa maniera della torretta.

 

 

I due soggetti terminati.

 

 

Uno dei due argani per calare e sollevare scafandro e torretta.

 

 

 

 

Uno dei due motori con numero di giri ridotto e puleggia .

 

 

 

 

I due meccanismi al suo posto.

 

 

 

L'albero maestro al suo posto ,con i due fanali funzionanti con lampadine a led.

 

 

Il modello con gli alberi montati .

 

 

 

 

 

IL modello in esposizione statica all'Expo Model Italy Verona 2014.

 

 

Particolare dei figurini dell'equipaggio.

 

 

L'Artiglio in navigazione alla manifestazione nelle Terme Etrusche "IL Calidario"

Venturina (Livorno) il 14 settembre 2014.

 

 

 

 

 

 

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